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Mikado Vincenzo Mascia

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“Mikado”190x200x16 cm Alluminio dipinto Anno 2020 Corso Italia, 141. L’opera appartiene al ciclo denominato “strutture caotiche” in cui l’artista predilige installazioni tridimensionali dove attraverso un caos apparente assembla materiali quali alluminio, legno o strisce in pvc di varie dimensioni e colori. In questo caso utilizza alluminio dipinto, richiamando la disposizione casuale del famoso gioco, di probabili origini cinesi, conosciuto anche come Shangai. L’aspetto ludico è centrale nell’arte Madì e conseguentemente nel lavoro di Mascia. L’oggetto artistico racchiude in sé significante e significato. VINCENZO MASCIA | Biografia 1957, Santa Croce di Magliano (Campobasso). È architetto, artista e designer. Le sue opere si trovano in collezioni private e istituzioni museali quali il Museo MADI di Dallas (U.S.A.), il Museo de Arte Contemporáneo Latinoamericano de La Plata (Argentina), la Pinacoteca Civica “Franco Libertucci” di Casacalenda (Campobasso), il Young Museum di Revere (Mantova), il Museo Civico d’Arte Contemporanea “Umbro Apollonio” di San Martino di Lupari (Padova), il Museo delle eccellenze artistiche e storiche MAGI ‘900 di Pieve di Cento (Bologna), il Museo MAGA di Gallarate (Varese), il museo MAGMA di Roccamonfina, il museo civico di Vibo Valenzia, il museo madi della Candelaria (Argentina) , il Centro Internazionale di Scultura all’Aperto - Museo del Parco di Portofino (Genova), Il Museo Outdoor di Sorrento (Na). Vincenzo Mascia, figura complessa di architetto, artista e designer, è un esponente significativo del Movimento Madi Internazionale. Formatosi a Roma presso la facoltà di Architettura di Valle Giulia, dove entra in contatto con Filiberto Menna, teorico della pittura analitica, Mascia si rivolge ben presto all’arte non figurativa con particolare attenzione per gli esiti del Neoplasticismo olandese, delle Avanguardie russe, dell’Arte Concettuale e del Concretismo. Di grande importanza il confronto con i maestri del XX secolo come Lucio Fontana, ispiratore del ciclo di opere Sulle tracce di Fontana, strutture estroflesse realizzate mediante l’incisione di superfici di cartone con segni, misurati e razionali, che lasciano intravedere uno sfondo colorato per “trovare al di là della superficie ancora luce e colore”. Nelle riflessioni degli esordi si individuano gli orientamenti caratteristici della produzione di Mascia: lo sconfinamento tra diversi ambiti artistici e forme espressive e la proiezione dell’opera nello spazio da intendersi tanto come cultura dell’oggetto quanto come arte nell’ambiente. Non a caso, dunque, sin dagli anni universitari (1976-1982) Mascia subisce il fascino del design e si accosta allo studio di personalità come Gerrit Thomas Rietveld, Charles Rennie Mackintosh e Le Corbusier. Alla fine degli anni ’80 la passione per il design converge in ART DESIGN, società dedita alla produzione di oggetti e complementi di arredo disegnati dal nostro artista. Risale a questa esperienza la serie di lavori ispirata a Memphis, collettivo di design e architettura fondato da Ettore Sottsass. Si tratta di oggetti - orologi, panche, tavoli, vetrine, specchi e altro - contraddistinti dalla presenza di volumi astratti in primo piano che si articolano con le superfici geometriche dello sfondo. Tale attività contribuisce a definire l’aspirazione di Mascia a realizzare oggetti dotati di un’identità propria, sganciata dall’interpretazione mimetica della realtà. Nel 1996 la frequentazione dell’ambiente culturale milanese e in particolare i rapporti con la Galleria Arte Struktura, diretta da Anna Canali, favoriscono l’adesione di Mascia al MADI, movimento internazionale, fondato nel 1946 a Buenos Aires da Carmelo Arden Quin, riconducibile alla ricerca artistica non figurativa attraverso forme non espressive, non rappresentative e non simboliche. Mascia perviene così a una produzione libera dai vincoli dell’interpretazione mimetica della realtà, caratterizzata da oggetti estroflessi, articolati con incastri e geometrie insolite. Sulle orme di Carmelo Arden Quin la ricerca di Mascia, in un efficace equilibrio tra la libertà e il gioco, contribuisce all’emancipazione dell’opera dalla cornice. Si rivela particolarmente rappresentativo della ricerca di Mascia Struttura caotica, l’intervento ideato per il museo del Parco di Portofino, per Open 18 a Venezia e per I-Design a Palermo. Elementi primari dell’opera sono i tubolari colorati in allumino disposti in maniera casuale, secondo accostamenti e sovrapposizioni. L’opera include a Venezia e Palermo la presenza di una superficie specchiante, capace di dialogare con il contesto ambientale circostante e di svelare le inedite possibilità di interazione tra arte, design architettura. Mascia, sottolinea Serena Mormino, è “artista di forme e scomposizioni geometriche ben definite anche quando scomposte” ed è “designer, perché l’arte ludica e giocosa tipicamente Madì, può avere una funzione anche nel quotidiano”. Il medesimo concetto è impiegato nella realizzazione dell’opera “Mikado” inserita nell’ampio progetto “Museo Outdoor” di Sorrento a cura di SyArt. Mascia attua un superamento della pittura intesa in senso tradizionale e opera una sintesi della disciplina artistica con l’architettura e il design al fine di raggiungere, come da lui dichiarato, “l’armonia delle parti in contrasto: ordine e disordine, pieni e vuoti, lucido ed opaco, concavo e convesso”. Il successo di Mascia, suggellato dall’attenzione della critica e del pubblico riscontrata nel corso delle numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, risiede proprio nel connubio di pensiero e fenomeno e nella capacità di travalicare il confine tra l’idea e l’azione, il concetto e il quotidiano, in sintonia con le sue opere fatte di luce e colore oltre la superficie.

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